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Differenza tra probiotici e prebiotici, spiegata bene

Si somigliano nel nome e vengono confusi di continuo, anche sulle confezioni. La differenza però è netta e si capisce in due minuti: da una parte ci sono degli organismi vivi, dall'altra il loro cibo.

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di Martina N. · Consulente in Nutrizione & Benessere · Team Balance Nutrition™
Colture in una capsula di vetro accanto a radici di cicoria su una superficie neutra
Da una parte i microrganismi vivi, dall'altra le fibre che li nutrono: la radice di cicoria è una delle fonti naturali di inulina.

Probiotici e prebiotici: una lettera di differenza, e una confusione che dura da anni. Colpa anche delle confezioni, che spesso li nominano insieme senza spiegare quale sia quale.

La differenza sta in una cosa sola, ed è netta: i probiotici sono organismi vivi, i prebiotici sono il loro cibo. I primi arrivano nell'intestino e ci lavorano, i secondi nutrono quelli che ci sono già.

Da questa distinzione discende tutto il resto: perché a volte servono insieme, perché i prebiotici possono gonfiare mentre i probiotici di solito no, e perché non tutte le fibre sono prebiotiche.

Le due definizioni, quelle vere

Non sono parole di marketing: hanno definizioni scientifiche precise, stabilite da un gruppo internazionale di ricercatori che si occupa proprio di questo e che le ha riviste nel tempo man mano che la ricerca avanzava.

Cosa vuol dire esattamente ciascuna parola

Probiotici Microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, portano un beneficio a chi li assume
Prebiotici Substrati che i microrganismi del nostro intestino utilizzano in modo selettivo, con un beneficio per la salute
Simbiotici La combinazione dei due nello stesso prodotto, quando insieme fanno qualcosa che separati non farebbero
Postbiotici Microrganismi non più vivi, o loro componenti, che portano comunque un beneficio: la categoria più recente

Due parole nella definizione di prebiotico meritano attenzione, perché fanno tutta la differenza: in modo selettivo. Una fibra è prebiotica solo se nutre preferenzialmente i batteri utili. Se nutre tutto quello che trova, o se non nutre nessuno, è una fibra e basta.

Il malinteso più diffuso. Non tutte le fibre sono prebiotiche. La crusca, per dire, è una fibra ottima per il transito ma non rientra nella definizione. I prebiotici veri sono soprattutto inulina, frutto-oligosaccaridi (FOS) e galatto-oligosaccaridi (GOS): li trovi nella radice di cicoria, nella catalogna, nel topinambur, nell'aglio, nella cipolla e nei porri.

Cosa cambia in pratica, per te

Le definizioni sono utili, ma la domanda vera è un'altra: cosa cambia quando ne prendi uno invece dell'altro.

I probiotici arrivano da fuori

Sono ospiti di passaggio: colonizzano poco e per un tempo limitato. È il motivo per cui vanno presi con costanza e non una tantum.

I prebiotici lavorano su chi c'è già

Non aggiungono batteri: danno da mangiare a quelli tuoi. L'effetto è più lento ma agisce sulla flora che hai davvero.

Insieme hanno più senso

Portare ospiti nuovi e non dare loro da mangiare è il modo più efficace per non farli restare.

C'è poi una differenza pratica che si nota subito, ed è quella che spinge molte persone a smettere nella prima settimana.

I prebiotici possono gonfiare, soprattutto all'inizio. È logico: sono fibre che vengono fermentate dai batteri, e la fermentazione produce gas. Non è un effetto indesiderato in senso stretto, è il meccanismo che funziona. Di solito si attenua nel giro di qualche settimana, e si riduce parecchio partendo con quantità basse invece che con la dose piena dal primo giorno.

Chi ha un intestino irritabile, o segue un percorso a basso contenuto di FODMAP, deve saperlo: inulina e FOS sono proprio tra le sostanze che quel tipo di percorso limita. Non è un divieto, è una cosa da concordare con chi ti segue invece di scoprirla da sola.

Quando serve uno, quando serve l'altro

Qui provo a essere concreta, perché è la parte che manca sempre.

  • Dopo un antibiotico, il problema è che la popolazione è stata falciata: ha più senso ripopolare, quindi i probiotici. Ne ho scritto in dettaglio in cosa fare davvero con i fermenti lattici dopo l'antibiotico.
  • Se il problema è la regolarità e mangi poca verdura, il buco è di cibo per i batteri: qui i prebiotici hanno più senso, e la prima mossa resta la verdura vera.
  • In un periodo di stress o di alimentazione sballata, la combinazione è ragionevole: si ripopola e si nutre.
  • Se hai l'intestino sensibile e gonfio, comincia dai probiotici da soli e introduci le fibre prebiotiche dopo, piano. Partire con tutto insieme è il modo migliore per non capire cosa ti ha dato fastidio.

Una cosa che vale più di qualunque integratore. I prebiotici stanno nel cibo, e costano meno di qualunque confezione: cicoria, topinambur, aglio, cipolla, porri, banane poco mature, avena. Se la tua alimentazione ne è già piena, un integratore prebiotico aggiunge poco. Se non ne mangi mai, il primo intervento è lì, non in farmacia.

Come si legge un'etichetta senza farsi confondere

Sulle confezioni si trova di tutto, e alcune informazioni contano più di altre.

  1. Il nome completo del ceppo. Non basta «lactobacillus»: servono genere, specie e sigla del ceppo, perché ceppi diversi della stessa specie fanno cose diverse. Un'etichetta che si ferma al genere ti sta dicendo poco.
  2. Quanti microrganismi vivi, dichiarati a fine conservazione e non al momento della produzione. È la differenza tra quello che compri e quello che è stato prodotto.
  3. Quale prebiotico e quanto. Se c'è scritto solo «con prebiotici» senza dire quale e in che quantità, quella parola sta facendo da decorazione.
  4. Se le capsule sono gastroresistenti, cioè pensate per superare l'acidità dello stomaco. Non tutti i ceppi ne hanno bisogno, ma è un'informazione che un produttore serio dichiara.

Una nota sulle affermazioni: in Italia il Ministero della Salute ammette per questi prodotti la dicitura sull'equilibrio della flora intestinale, ma niente di più specifico. Se una confezione promette molto oltre a quello, sta andando oltre quello che le è consentito dire, e questo dice qualcosa su chi l'ha scritta.

Probiotici e Prebiotici 18 Ceppi
È la nostra formula che tiene insieme le due cose di cui parla questo articolo: più ceppi e la parte prebiotica che li nutre, in un formato pensato per essere preso a lungo e non per due settimane.

  • 2 capsule al giorno, confezione da 240 pezzi per quattro mesi
  • Senza glutine, senza lattosio, senza OGM
  • Notificato al Ministero della Salute con il numero 156668

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Se invece quello che cerchi è un ciclo breve e mirato, per esempio dopo una terapia o in un periodo storto, la nostra confezione mensile in capsule è pensata per quello. Sul momento della giornata in cui prenderli ho scritto un articolo a parte, perché è la domanda che ricevo più spesso: quando prendere i fermenti lattici.

E i postbiotici, di cui si comincia a parlare

Ne sentirai parlare sempre di più, quindi tanto vale sapere cosa sono prima che diventino uno slogan.

Un postbiotico è, per definizione, un preparato di microrganismi non più vivi, o di loro componenti, che porta comunque un beneficio. Sembra un controsenso rispetto ai probiotici, e invece l'idea è che parte dell'effetto non dipenda dal fatto che il batterio sia vivo, ma dalle sostanze che produce o che porta con sé.

È la categoria più recente e la meno consolidata delle quattro. Ha un vantaggio pratico evidente, cioè la stabilità: quello che non è vivo non muore in magazzino. Ma è anche l'area dove le prove sull'uomo sono più giovani, quindi vale la pena tenere le aspettative basse e guardare cosa dice la ricerca nei prossimi anni.

Probiotici e prebiotici: le domande più frequenti

Qual è la differenza tra probiotici e prebiotici, in una riga?

I probiotici sono microrganismi vivi che introduci dall'esterno, i prebiotici sono sostanze che nutrono in modo selettivo i batteri utili che hai già nell'intestino. I primi aggiungono abitanti, i secondi danno da mangiare a quelli presenti.

Si possono prendere insieme?

Sì, e spesso ha più senso che prenderli separati: introdurre microrganismi senza dare loro di che nutrirsi riduce le probabilità che restino. La combinazione dei due in un unico prodotto ha anche un nome preciso, simbiotico.

I prebiotici fanno gonfiare?

Possono farlo, soprattutto nei primi giorni, e non è un difetto: sono fibre fermentate dai batteri, e la fermentazione produce gas. Di solito si attenua in qualche settimana. Per ridurlo conviene partire da quantità basse invece che dalla dose piena dal primo giorno.

Tutte le fibre sono prebiotiche?

No, ed è l'equivoco più comune. Una fibra è prebiotica solo se nutre selettivamente i batteri utili. La crusca, per esempio, è un'ottima fibra per il transito ma non rientra nella definizione. I prebiotici veri sono soprattutto inulina, FOS e GOS.

Dove si trovano i prebiotici nel cibo?

Radice di cicoria e catalogna, topinambur, aglio, cipolla, porri, banane poco mature, avena. Se la tua alimentazione ne contiene già in abbondanza, un integratore prebiotico aggiunge poco: il primo intervento è a tavola.

Dopo l'antibiotico servono i probiotici o i prebiotici?

Il problema dopo un antibiotico è che la popolazione batterica è stata ridotta, quindi ha più senso ripopolare con i probiotici. I prebiotici possono affiancarli, ma da soli lavorano su una flora che in quel momento è impoverita.

Chi ha l'intestino irritabile può prenderli?

Con cautela e possibilmente parlandone con chi la segue: inulina e FOS sono tra le sostanze limitate nei percorsi a basso contenuto di FODMAP proprio perché fermentano. Non è un divieto assoluto, ma è il caso in cui partire piano conta più che altrove.

Cosa sono i postbiotici?

Preparati di microrganismi non più vivi, o loro componenti, che portano comunque un beneficio. È la categoria più recente delle quattro: ha il vantaggio pratico della stabilità, ma le prove sull'uomo sono più giovani rispetto a probiotici e prebiotici.

In sintesi

La differenza è semplice e vale la pena tenerla a mente ogni volta che leggi una confezione: i probiotici sono organismi vivi, i prebiotici sono il loro cibo. Tutto il resto discende da qui.

In pratica: se devi ripopolare dopo qualcosa che ha fatto danni, servono i primi. Se il problema è che i batteri buoni che hai non hanno di che nutrirsi, servono i secondi, e la prima fonte è la verdura, non una confezione.

E se una confezione dice «con prebiotici» senza specificare quale e quanto, quella parola è lì per la copertina. Chiedere quale sia è una domanda legittima, e chi vende sul serio sa rispondere.

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Martina N.
Consulente in Nutrizione & Benessere · Team Balance Nutrition™

Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata e un sano stile di vita. Le informazioni di questo articolo hanno finalita' divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.

Fonti

  1. Hill C et al. Expert consensus document. The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics consensus statement on the scope and appropriate use of the term probiotic. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2014. PubMed 24912386
  2. Gibson GR et al. Expert consensus document: The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of prebiotics. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2017. PubMed 28611480
  3. Swanson KS et al. The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of synbiotics. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2020. PubMed 32826966
  4. Salminen S et al. The International Scientific Association of Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of postbiotics. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2021. PubMed 33948025
  5. Marco ML et al. The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on fermented foods. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2021. PubMed 33398112